LA DIPENDENZA AFFETTIVA

Il termine Dipendenza Affettiva è stato coniato dall’autrice Robin Norwood, negli anni ’70, ed era riferito alle “DONNE CHE AMANO TROPPO”.

L’amare troppo è talvolta associato ad una vera e propria DIPENDENZA, come nell’ABUSO di sostanze o di cibo.

In passato altri autori, come per esempio Fenichel, avevano definito questa difficoltà come AMORI-DIPENDENTI.

Attualmente la Dipendenza Affettiva non è stata classificata tra i disturbi psicopatologici. Infatti non è presente nel DSM-V; mentre alcune recenti ricerche la classificano come un disturbo autonomo (Giddens et al.).

Bisogna distinguere la Dipendenza Affettiva dal Disturbo Dipendente di Personalità, dove quest’ultimo si configura come una modalità costante di ricerca della protezione e cura da parte degli altri.

La persona, in questo caso, sente di non essere sicura nell’agire in autonomia e per questo richiede la presenza costante dell’altro.

Le caratteristiche delle persone che soffrono di un Disturbo Dipendente di Pesonalità sono le seguenti:

– richiesta eccessiva di consigli e rassicurazioni prima di prendere una decisione;

– difficoltà ad esprimere il proprio disaccordo per il timore di perdere il supporto degli altri;

– mancanza di autonomia nella maggior parte delle attività;

– sensazione di disagio e di essere indifesi quando si è soli;

– dopo la fine di una relazione intima, ricerca immediata di una nuova relazione;

Le persone dipendenti si considerano incapaci e dubitano totalmente delle proprie capacità. A causa della sfiducia in se stessi, tendono ad essere sottomesse e vivono perennemente nella preoccupazione di perdere l’accudimento dell’altro. Dunque, il Disturbo Dipendente di personalità è maggiormente pervasivo nella vita della persona rispetto alla DIPENDENZA AFFETTIVA incidendo su più aree del suo funzionamento.

Nonostante questa differenzazione importante che inquadra i due disturbi in funzionamenti molto diversi, la Dipendenza Affettiva ha delle caratteristiche assimilabili al Disturbo Dipendente di Personalità:

– Scarsa autostima;

– Senso di solitudine;

– Aspetti depressivi (per es. Insonnia);

– Stati di ansia;

– Bisogno spasmodico della relazione affettiva.

Ma la Dipendenza Affettiva si connota in una dipendenza all’interno della relazione affettiva/amorosa.

Si tratta di relazioni molto POTENTI e allo stesso tempo DISTRUTTIVE. Non generano benessere nella persona, ma per la stessa è IMPENSABILE FARNE A MENO. Determinano una costante ALTALENA EMOTIVA e il tempo passato con la persona amata rappresenta LA MISURA DELL’AMORE RICEVUTO. Per questo chi vive una DIPENDENZA AFFETTIVA tende a ricercare in modo OSSESSIVO la vicinanza dell’altro. La Relazione si connota per un bisogno spasmodico dell’amato e la sua lontananza determina nalla persona una sensazione di vuoto e sofferenza. La percezione che SENZA L’ALTRO NON SI PUO’ ESISTERE/ NON SI E’.

Per queste ragioni la relazione è paragonata ad una DROGA

La persona che sviluppa una dipendenza affettiva tende a COMPIACERE l’altro a costo della propria IDENTITA’. Talvolta il DIPENDENTE AFFETTIVO nella relazione non si sente AUTENTICO, concentrando la propria vita  nella relazione stessa.

Le caratteristiche delle persone che soffrono di Dipendenza Affettiva sono:

-Si concentrano quasi esclusivamente sul partner;

-Aiutano gli altri invece che se stessi;

-Cercano la felicità all’esterno;

-Hanno bisogno dell’approvazione altrui;

-Sono attratte da persone bisognose di aiuto;

-Nella relazione accettano la svalutazione perchè temono di perdere l’altro;

-Si sentono responsabili del comportamento negativo dell’altro, finendo per accettare comportamenti sempre più gravi.

E si può arrivare ad una sintomatologia più significativa, quale:

-Depressione;

-Perdita di peso e/o insonnia;

-Ansia;

-Paura Ossessiva di perdere l’altro;

-Incapacità a tollerare la solitudine;

-Sensi di colpa per i comportamenti negativi dell’altro.

I sintomi sono i SEGNALI che il corpo ci dà per metterci in allerta rispetto ad una SITUAZIONE avvertita come pericolosa.

La Depressione cela spesso la rabbia verso noi stessi e verso l’altro. Mentre l’ansia è uno stato di allerta rispetto al nostro benessere psicofisico.

Spesso la Dipendenza Affettiva è stata associata alle donne, ma questo non vuol dire che gli uomini non sono soggetti a tale disturbo.

Le donne, sia per fattori culturali che biologici, sono portate a focalizzarsi su FATTORI INTERNI, mantre gli uomini sono abituati ad ESTERNALIZZARE gli aspetti emotivi di sofferenza.

E’ stato ampliamnete dimostrato dall’esperienza clinica che donne, che hanno una relazione affettiva con uomini dipendenti da sostanze o da alcool, soffrono di Dipendenza Affettiva.

La presa in carico di queste donne ha messo in luce che gran parte di loro ha una storia familiare simile a quella dei loro compagni (genitori alcoolisti, violenti o tossicomani).

Per questo motivo, talvolta, si parla di CO-DIPENDENZA.

La persona che soffre di DIPENDENZA AFFETTIVA tende a scegliete partner che hanno bisogno di aiuto o che hanno bisogno di svalutare l’altro per far emrgere il loro fragile Sè.

Questo si associa:

Persone con problemi di tossicodipendenza o gravi fragilità;

Soggetti con Disturbo Narcisistico di Personalità

L’aspetto che caratterizza il dipendente affettivo è una grave INADEGUATEZZA che emerge nelle relazioni. Infatti, nelle relazioni si possono rivivere vissuti traumatici infantili:

-Abbandono;

-Non sentirsi degni d’amore;

-Non sentirsi visti (litigi e tensioni);

-Svalutazione;

-Violenza.

Nella relazione dipendente, dunque, si agisce un vero e proprio DISTACCO DALLA REALTA’ sia nella scelta del partener sia nella mantenimento della relazione.

Questo consente alla persona di non spezzare i legami passati e presenti e “rimanere sulla rassicurante altalena emotiva”.

Per rendere la realtà più accettabile la persona dipendente usa il meccanismo della NEGAZIONE e per mantenere il legame affettivo usa il CONTROLLO.

La negazione agisce su due livelli: serve a non riconoscere ciò che sta accadendo effettivamente (per esempio l’altro mi tradisce, è violento) e ciò che si sente (per esempio l’altro mi svaluta perchè non sono capace/senso di colpa).

Il controllo serve a tenere l’altro vicino, non permettergli di allontanarsi. Tempo e spazio rappresentano, dunque, due dimensioni necessarie per la persona dipendente.

Associate a queste modalità di interazione c’è anche un forte BISOGNO DI CAMBIARE L’ALTRO, di renderlo come si desidera, meno violento, più fusionale, meno bisognoso di aiuto.

Nella relazione, in generale, vengono rivissute le relazioni con le figure di accudimento primarie, così accade nelle relazioni Disfunzionali di Dipendenza Affettiva. Si mettono in atto dinamiche conosciute e rassicuranti. Ciò colma anche un bisogno, non consapevole, di vicinanza alle figure di accudimento passate sentite “DISTANTI”, fino ad avere una UNA COAZIONE a RIPETERE nella scelta dei partner. La persona Dipendente a causa della sua storia infantile non è in grado di comprendere i sentimenti propri e altrui e di mettersi in relazione con gli altri.

La relazione dipendente, però, può essere associata anche ad un bisogno legato ad un momento della vita che si sta vivendo e non essere dunque una dinamica disfunzionale, come nei casi citati.

MA QUESTO SI PUO’ DEFINIRE AMORE?

L’amore nasce dall’accettazione dell’altro, che deve essere un valore aggiunto alla vita della persona. (Un aggiungere e non un togliere)

Come si può guarire dalla dipendenza affettiva?

-DARSI VALORE;

-NON AGIRE SECONDO LE ASPETTATIVE ALTRUI;

-ACCETTARE LE PERDITE, FANNO PARTE DELLA VITA;

-ASCOLTARE LA PROPRIA RABBIA E IL PROPRIO DOLORE E DARE LORO UN SIGNIFICATO RISPETTO ALLA RELAZIONE;

-SVILPUPPARE AUTOSTIMA E VALORIZZARE GLI ASPETTI POSITIVI DI SE’;

-CONCERDERSI TEMPO E SPAZIO.

Un percorso psicologico o psocoterapeutico, inoltre, dà l’opportunità di capire a fondo da dove nasce il bisogno del legame dipendente, quali sono le sue radici familiari e sostiene la persona nel faticoso compito di accettare i propri vissuti e la propria storia.

Bibliografia

Attili, G. (2004) Attaccamento e amore. Cosa si nasconde dietro la scelta del partner?, Il Mulino.

Bireda, M. R., Mike, and Roberats, P. (1991). Love Addiction: A Guide to Emotional Independence. New Harbinger Publications, Minneapolis.

Rossena, M. (2017). Non posso vivere senza di te. Alpes Italia;

Norwood, R. (2013). Donne che amano troppo, Feltrinelli.

LA DIPENDENZA AFFETTIVA

Il termine Dipendenza Affettiva è stato coniato dall’autrice Robin Norwood, negli anni ’70, ed era riferito alle “DONNE CHE AMANO TROPPO”.

L’amare troppo è talvolta associato ad una vera e propria DIPENDENZA, come nell’ABUSO di sostanze o di cibo.

In passato altri autori, come per esempio Fenichel, avevano definito questa difficoltà come AMORI-DIPENDENTI.

Attualmente la Dipendenza Affettiva non è stata classificata tra i disturbi psicopatologici. Infatti non è presente nel DSM-V; mentre alcune recenti ricerche la classificano come un disturbo autonomo (Giddens et al.).

Bisogna distinguere la Dipendenza Affettiva dal Disturbo Dipendente di Personalità, dove quest’ultimo si configura come una modalità costante di ricerca della protezione e cura da parte degli altri.

La persona, in questo caso, sente di non essere sicura nell’agire in autonomia e per questo richiede la presenza costante dell’altro.

Le caratteristiche delle persone che soffrono di un Disturbo Dipendente di Pesonalità sono le seguenti:

– richiesta eccessiva di consigli e rassicurazioni prima di prendere una decisione;

– difficoltà ad esprimere il proprio disaccordo per il timore di perdere il supporto degli altri;

– mancanza di autonomia nella maggior parte delle attività;

– sensazione di disagio e di essere indifesi quando si è soli;

– dopo la fine di una relazione intima, ricerca immediata di una nuova relazione;

Le persone dipendenti si considerano incapaci e dubitano totalmente delle proprie capacità. A causa della sfiducia in se stessi, tendono ad essere sottomesse e vivono perennemente nella preoccupazione di perdere l’accudimento dell’altro. Dunque, il Disturbo Dipendente di personalità è maggiormente pervasivo nella vita della persona rispetto alla DIPENDENZA AFFETTIVA incidendo su più aree del suo funzionamento.

Nonostante questa differenzazione importante che inquadra i due disturbi in funzionamenti molto diversi, la Dipendenza Affettiva ha delle caratteristiche assimilabili al Disturbo Dipendente di Personalità:

– Scarsa autostima;

– Senso di solitudine;

– Aspetti depressivi (per es. Insonnia);

– Stati di ansia;

– Bisogno spasmodico della relazione affettiva.

Ma la Dipendenza Affettiva si connota in una dipendenza all’interno della relazione affettiva/amorosa.

Si tratta di relazioni molto POTENTI e allo stesso tempo DISTRUTTIVE. Non generano benessere nella persona, ma per la stessa è IMPENSABILE FARNE A MENO. Determinano una costante ALTALENA EMOTIVA e il tempo passato con la persona amata rappresenta LA MISURA DELL’AMORE RICEVUTO. Per questo chi vive una DIPENDENZA AFFETTIVA tende a ricercare in modo OSSESSIVO la vicinanza dell’altro. La Relazione si connota per un bisogno spasmodico dell’amato e la sua lontananza determina nalla persona una sensazione di vuoto e sofferenza. La percezione che SENZA L’ALTRO NON SI PUO’ ESISTERE/ NON SI E’.

Per queste ragioni la relazione è paragonata ad una DROGA

La persona che sviluppa una dipendenza affettiva tende a COMPIACERE l’altro a costo della propria IDENTITA’. Talvolta il DIPENDENTE AFFETTIVO nella relazione non si sente AUTENTICO, concentrando la propria vita  nella relazione stessa.

Le caratteristiche delle persone che soffrono di Dipendenza Affettiva sono:

-Si concentrano quasi esclusivamente sul partner;

-Aiutano gli altri invece che se stessi;

-Cercano la felicità all’esterno;

-Hanno bisogno dell’approvazione altrui;

-Sono attratte da persone bisognose di aiuto;

-Nella relazione accettano la svalutazione perchè temono di perdere l’altro;

-Si sentono responsabili del comportamento negativo dell’altro, finendo per accettare comportamenti sempre più gravi.

E si può arrivare ad una sintomatologia più significativa, quale:

-Depressione;

-Perdita di peso e/o insonnia;

-Ansia;

-Paura Ossessiva di perdere l’altro;

-Incapacità a tollerare la solitudine;

-Sensi di colpa per i comportamenti negativi dell’altro.

I sintomi sono i SEGNALI che il corpo ci dà per metterci in allerta rispetto ad una SITUAZIONE avvertita come pericolosa.

La Depressione cela spesso la rabbia verso noi stessi e verso l’altro. Mentre l’ansia è uno stato di allerta rispetto al nostro benessere psicofisico.

Spesso la Dipendenza Affettiva è stata associata alle donne, ma questo non vuol dire che gli uomini non sono soggetti a tale disturbo.

Le donne, sia per fattori culturali che biologici, sono portate a focalizzarsi su FATTORI INTERNI, mantre gli uomini sono abituati ad ESTERNALIZZARE gli aspetti emotivi di sofferenza.

E’ stato ampliamnete dimostrato dall’esperienza clinica che donne, che hanno una relazione affettiva con uomini dipendenti da sostanze o da alcool, soffrono di Dipendenza Affettiva.

La presa in carico di queste donne ha messo in luce che gran parte di loro ha una storia familiare simile a quella dei loro compagni (genitori alcoolisti, violenti o tossicomani).

Per questo motivo, talvolta, si parla di CO-DIPENDENZA.

La persona che soffre di DIPENDENZA AFFETTIVA tende a scegliete partner che hanno bisogno di aiuto o che hanno bisogno di svalutare l’altro per far emrgere il loro fragile Sè.

Questo si associa:

Persone con problemi di tossicodipendenza o gravi fragilità;

Soggetti con Disturbo Narcisistico di Personalità

L’aspetto che caratterizza il dipendente affettivo è una grave INADEGUATEZZA che emerge nelle relazioni. Infatti, nelle relazioni si possono rivivere vissuti traumatici infantili:

-Abbandono;

-Non sentirsi degni d’amore;

-Non sentirsi visti (litigi e tensioni);

-Svalutazione;

-Violenza.

Nella relazione dipendente, dunque, si agisce un vero e proprio DISTACCO DALLA REALTA’ sia nella scelta del partener sia nella mantenimento della relazione.

Questo consente alla persona di non spezzare i legami passati e presenti e “rimanere sulla rassicurante altalena emotiva”.

Per rendere la realtà più accettabile la persona dipendente usa il meccanismo della NEGAZIONE e per mantenere il legame affettivo usa il CONTROLLO.

La negazione agisce su due livelli: serve a non riconoscere ciò che sta accadendo effettivamente (per esempio l’altro mi tradisce, è violento) e ciò che si sente (per esempio l’altro mi svaluta perchè non sono capace/senso di colpa).

Il controllo serve a tenere l’altro vicino, non permettergli di allontanarsi. Tempo e spazio rappresentano, dunque, due dimensioni necessarie per la persona dipendente.

Associate a queste modalità di interazione c’è anche un forte BISOGNO DI CAMBIARE L’ALTRO, di renderlo come si desidera, meno violento, più fusionale, meno bisognoso di aiuto.

Nella relazione, in generale, vengono rivissute le relazioni con le figure di accudimento primarie, così accade nelle relazioni Disfunzionali di Dipendenza Affettiva. Si mettono in atto dinamiche conosciute e rassicuranti. Ciò colma anche un bisogno, non consapevole, di vicinanza alle figure di accudimento passate sentite “DISTANTI”, fino ad avere una UNA COAZIONE a RIPETERE nella scelta dei partner. La persona Dipendente a causa della sua storia infantile non è in grado di comprendere i sentimenti propri e altrui e di mettersi in relazione con gli altri.

La relazione dipendente, però, può essere associata anche ad un bisogno legato ad un momento della vita che si sta vivendo e non essere dunque una dinamica disfunzionale, come nei casi citati.

MA QUESTO SI PUO’ DEFINIRE AMORE?

L’amore nasce dall’accettazione dell’altro, che deve essere un valore aggiunto alla vita della persona. (Un aggiungere e non un togliere)

Come si può guarire dalla dipendenza affettiva?

-DARSI VALORE;

-NON AGIRE SECONDO LE ASPETTATIVE ALTRUI;

-ACCETTARE LE PERDITE, FANNO PARTE DELLA VITA;

-ASCOLTARE LA PROPRIA RABBIA E IL PROPRIO DOLORE E DARE LORO UN SIGNIFICATO RISPETTO ALLA RELAZIONE;

-SVILPUPPARE AUTOSTIMA E VALORIZZARE GLI ASPETTI POSITIVI DI SE’;

-CONCERDERSI TEMPO E SPAZIO.

Un percorso psicologico o psocoterapeutico, inoltre, dà l’opportunità di capire a fondo da dove nasce il bisogno del legame dipendente, quali sono le sue radici familiari e sostiene la persona nel faticoso compito di accettare i propri vissuti e la propria storia.

Bibliografia

Attili, G. (2004) Attaccamento e amore. Cosa si nasconde dietro la scelta del partner?, Il Mulino.

Bireda, M. R., Mike, and Roberats, P. (1991). Love Addiction: A Guide to Emotional Independence. New Harbinger Publications, Minneapolis.

Rossena, M. (2017). Non posso vivere senza di te. Alpes Italia;

Norwood, R. (2013). Donne che amano troppo, Feltrinelli.