Quanto è difficile essere genitori?

CHIARA MOSCHELLA

PSICOLOGA

Quanto è difficile essere genitori?
Genitori e funzioni genitoriali

Si dice che fare il genitore è il “mestiere” più difficile ed è proprio vero perché essere genitore contiene dentro di sé molte sfaccettature della persona e del contesto sociale di riferimento. Proprio come un mestiere si contraddistingue per il “fare” che però ha in sé anche l’accezione del “donare”, “insegnare”, “essere e far essere”, “apprendere e far apprendere”, “consegnare” e, infine, “tramandare”…

La genitorialità è un concetto in continua evoluzione come lo è l’accezione di ruolo genitoriale. Infatti, è un concetto dinamico che si evolve insieme alla società e alla cultura di appartenenza. Nonostante il suo carattere fortemente influenzato da paradigmi sociali, la genitorialità ha una forte connotazione personale. Anzi, si può affermare che la genitorialità è una parte fondamentale della personalità dell’adulto.

La genitorialità può essere rappresentata come uno spazio (luogo mentale) che inizia a formarsi sin dall’infanzia, quando vengono interiorizzate le figure di attaccamento, ma soprattutto vengono interiorizzate le modalità che le figure di attaccamento utilizzano per dare cura. La persona poi attraverso le relazioni di coppia sperimenta e mette in pratica il proprio modo di dare e riceve cure e amore. La relazione di coppia, infatti, può avere la funzione di “ponte” verso un modo più maturo di esternalizzare l’accudimento: essere genitore.  L’essere genitore è riconducibile alla genitorialità e quest’ultima va distinta nettamente dalla capacità biologica di generare. Infatti, il poter generare non richiede necessariamente la maturità emotiva per essere genitori. Non coincide, dunque, con l’essere genitori reali. La genitorialità è una caratteristica del modo di essere della persona, che si forma e matura in essa e con essa.  Rappresenta uno spazio, come dicevamo, in cui convergono esperienze, affetti, rappresentazioni, fantasie, angosce, desideri, modelli comportamentali e tanto altro ancora.

Facendo riferimento, dunque, alla genitorialità vista come un costrutto complesso relativo alla persona, si possono individuare delle funzioni, le quali fanno riferimento ad aspetti di maturazione affettiva della persona e alla sua capacità di accudimento genitoriale.

Vi sono ben 10 funzioni genitoriali che di seguito verranno menzionate e brevemente analizzate. Essendo un costrutto complesso che si struttura nella vita di una specifica persona, questo articolo non vuole avere la pretesa di evidenziare target diagnostici legati all’essere genitore, ma piuttosto tenta di avere una semplice funzione divulgativa.

Prima fra tutti il modo attraverso cui si esprime la genitorialità è LA FUNZIONE PROTETTIVA, che riguarda il modo di offrire cure ai bisogni del bambino. Questi, necessita prima di tutto di protezione e sicurezza. La presenza fisica del genitore garantisce, soprattutto nelle prime fasi dello sviluppo, questa funzione. La presenza permette al bambino di ottenere una certa sensazione di stabilità emozionale che è alla base della primordiale fiducia del neonato nella figura di attaccamento e quindi è alla base della creazione del legame.  Un aspetto importante è la FUNZIONE AFFETTIVA legata alla dimensione emotivo-affettiva in cui è inserito il bambino e la relazione con lui. Se il genitore vive la relazione con il bambino con un’accezione emozionale positiva, il bambino si sentirà “un oggetto buono per il genitore” e si riconoscerà come elemento positivo. Interiorizzerà, quindi, un’accezione positiva di sé e delle relazioni affettive. Altro compito è la FUNZIONE REGOLATIVA che, invece, fa riferimento al sostegno che il genitore dà al figlio nell’imparare ad AUTO-REGOLARSI. Il bambino in parte è capace di regolare i vari stati del sé, ma soprattutto nelle prime fasi di vita e nell’infanzia il supporto del genitore diventa fondamentale per l’acquisizione di strategie. I genitori potrebbero però avere risposte eccessivamente veloci, tanto che il bambino potrebbe non imparare a conoscere il proprio stato interiore o, al contrario, le risposte del genitore potrebbero anche essere tardive, lasciando il bambino spaesato davanti alla propria attivazione emotivo-sensoriale. La FUNZIONE genitoriale più conosciuta è sicuramente quella NORMATIVA, che consiste nella possibilità per il genitore di insegnare al figlio limiti e strutture di riferimento. Questa funzione, rispecchia il modo in cui il genitore si comporta di fronte alla regola/norma.

Mentre attraverso la FUNZIONE PREDITTIVA, il genitore guarda il proprio figlio con uno sguardo volto al futuro, così da anticipare nella sua mente le tappe evolutive che il bambino raggiungerà. Inoltre, attraverso la presenza nella relazione, l’interazione si connota sul piano reale e si caratterizza da schemi di azioni condivise che diventano RAPPRESENTATIVE della relazione genitore-figlio. L’apporto del genitore nella relazione con il bambino acquista un valore determinante nei primi anni di vita, quando il genitore svolge soprattutto una FUNZIONE SIGNIFICANTE, cioè sostiene il piccolo nella sua capacità embrionale di dare significato al mondo esterno e interno. Il rapporto con il proprio bambino può assumere un potere rievocativo del proprio passato e soprattutto delle proprie fantasie infantile. Questo aspetto assume la connotazione di una FUNZIONE genitoriale (FANTAGMATICA), in quanto attiva risonanze e come un il gioco degli specchi permette di assumere uno sguardo sulle cose, dando loro significato. In questo gioco assume un ruolo importante, che diventa un altro aspetto funzionale alla relazione, poiché in cui il genitore proietta sul figlio delle parti di sé (come, per esempio, potrebbe essere l’ideale di perfezione del figlio che avrebbe voluto essere per i propri genitori). Ma il bambino assume un ruolo anche nel contesto diadico della coppia genitoriale, la quale lo sostiene nel ritagliarsi questo ruolo. Questo naturalmente può avvenire senza traumi qualora i genitori abbiano la maturità emotiva di prevedere il terzo nella diade relazionale. Questo può contribuire alla capacità del bambino di apprendere i diversi modi di essere dei genitori, alla base della capacità di apprendere che le diversità possono coesistere ed essere tollerate. Questa funzione genitoriale prende il nome di DIFFERENZIALE. Infine, compito dei genitori, attraverso la loro FUNZIONE TRASGENERAZIONALE, è quello di inserire il figlio in una narrazione che corre lungo le generazioni, in una storia familiare.

Questo lungo elenco dimostra quante attività svolgono i genitori in maniera più o meno consapevole, attraverso cui supportano la crescita dei figli. La cosa più importante ricordare è che si inizia ad essere genitori prima di diventarlo realmente e non vi possono essere discriminazioni a riguardo, ma tutti possono avere questa POTENZIALITA’ che matura nel tempo.

La dipendenza affettiva

CHIARA MOSCHELLA

PSICOLOGA

LA DIPENDENZA AFFETTIVA

Il termine Dipendenza Affettiva è stato coniato dall’autrice Robin Norwood, negli anni ’70, ed era riferito alle “DONNE CHE AMANO TROPPO”.

L’amare troppo è talvolta associato ad una vera e propria DIPENDENZA, come nell’ABUSO di sostanze o di cibo.

In passato altri autori, come per esempio Fenichel, avevano definito questa difficoltà come AMORI-DIPENDENTI.

Attualmente la Dipendenza Affettiva non è stata classificata tra i disturbi psicopatologici. Infatti non è presente nel DSM-V; mentre alcune recenti ricerche la classificano come un disturbo autonomo (Giddens et al.).

Bisogna distinguere la Dipendenza Affettiva dal Disturbo Dipendente di Personalità, dove quest’ultimo si configura come una modalità costante di ricerca della protezione e cura da parte degli altri.

La persona, in questo caso, sente di non essere sicura nell’agire in autonomia e per questo richiede la presenza costante dell’altro.

Le caratteristiche delle persone che soffrono di un Disturbo Dipendente di Pesonalità sono le seguenti:

– richiesta eccessiva di consigli e rassicurazioni prima di prendere una decisione;

– difficoltà ad esprimere il proprio disaccordo per il timore di perdere il supporto degli altri;

– mancanza di autonomia nella maggior parte delle attività;

– sensazione di disagio e di essere indifesi quando si è soli;

– dopo la fine di una relazione intima, ricerca immediata di una nuova relazione;

Le persone dipendenti si considerano incapaci e dubitano totalmente delle proprie capacità. A causa della sfiducia in se stessi, tendono ad essere sottomesse e vivono perennemente nella preoccupazione di perdere l’accudimento dell’altro. Dunque, il Disturbo Dipendente di personalità è maggiormente pervasivo nella vita della persona rispetto alla DIPENDENZA AFFETTIVA incidendo su più aree del suo funzionamento.

Nonostante questa differenzazione importante che inquadra i due disturbi in funzionamenti molto diversi, la Dipendenza Affettiva ha delle caratteristiche assimilabili al Disturbo Dipendente di Personalità:

– Scarsa autostima;

– Senso di solitudine;

– Aspetti depressivi (per es. Insonnia);

– Stati di ansia;

– Bisogno spasmodico della relazione affettiva.

Ma la Dipendenza Affettiva si connota in una dipendenza all’interno della relazione affettiva/amorosa.

Si tratta di relazioni molto POTENTI e allo stesso tempo DISTRUTTIVE. Non generano benessere nella persona, ma per la stessa è IMPENSABILE FARNE A MENO. Determinano una costante ALTALENA EMOTIVA e il tempo passato con la persona amata rappresenta LA MISURA DELL’AMORE RICEVUTO. Per questo chi vive una DIPENDENZA AFFETTIVA tende a ricercare in modo OSSESSIVO la vicinanza dell’altro. La Relazione si connota per un bisogno spasmodico dell’amato e la sua lontananza determina nalla persona una sensazione di vuoto e sofferenza. La percezione che SENZA L’ALTRO NON SI PUO’ ESISTERE/ NON SI E’.

Per queste ragioni la relazione è paragonata ad una DROGA

La persona che sviluppa una dipendenza affettiva tende a COMPIACERE l’altro a costo della propria IDENTITA’. Talvolta il DIPENDENTE AFFETTIVO nella relazione non si sente AUTENTICO, concentrando la propria vita  nella relazione stessa.

Le caratteristiche delle persone che soffrono di Dipendenza Affettiva sono:

-Si concentrano quasi esclusivamente sul partner;

-Aiutano gli altri invece che se stessi;

-Cercano la felicità all’esterno;

-Hanno bisogno dell’approvazione altrui;

-Sono attratte da persone bisognose di aiuto;

-Nella relazione accettano la svalutazione perchè temono di perdere l’altro;

-Si sentono responsabili del comportamento negativo dell’altro, finendo per accettare comportamenti sempre più gravi.

E si può arrivare ad una sintomatologia più significativa, quale:

-Depressione;

-Perdita di peso e/o insonnia;

-Ansia;

-Paura Ossessiva di perdere l’altro;

-Incapacità a tollerare la solitudine;

-Sensi di colpa per i comportamenti negativi dell’altro.

I sintomi sono i SEGNALI che il corpo ci dà per metterci in allerta rispetto ad una SITUAZIONE avvertita come pericolosa.

La Depressione cela spesso la rabbia verso noi stessi e verso l’altro. Mentre l’ansia è uno stato di allerta rispetto al nostro benessere psicofisico.

Spesso la Dipendenza Affettiva è stata associata alle donne, ma questo non vuol dire che gli uomini non sono soggetti a tale disturbo.

Le donne, sia per fattori culturali che biologici, sono portate a focalizzarsi su FATTORI INTERNI, mantre gli uomini sono abituati ad ESTERNALIZZARE gli aspetti emotivi di sofferenza.

E’ stato ampliamnete dimostrato dall’esperienza clinica che donne, che hanno una relazione affettiva con uomini dipendenti da sostanze o da alcool, soffrono di Dipendenza Affettiva.

La presa in carico di queste donne ha messo in luce che gran parte di loro ha una storia familiare simile a quella dei loro compagni (genitori alcoolisti, violenti o tossicomani).

Per questo motivo, talvolta, si parla di CO-DIPENDENZA.

La persona che soffre di DIPENDENZA AFFETTIVA tende a scegliete partner che hanno bisogno di aiuto o che hanno bisogno di svalutare l’altro per far emrgere il loro fragile Sè.

Questo si associa:

Persone con problemi di tossicodipendenza o gravi fragilità;

Soggetti con Disturbo Narcisistico di Personalità

L’aspetto che caratterizza il dipendente affettivo è una grave INADEGUATEZZA che emerge nelle relazioni. Infatti, nelle relazioni si possono rivivere vissuti traumatici infantili:

-Abbandono;

-Non sentirsi degni d’amore;

-Non sentirsi visti (litigi e tensioni);

-Svalutazione;

-Violenza.

Nella relazione dipendente, dunque, si agisce un vero e proprio DISTACCO DALLA REALTA’ sia nella scelta del partener sia nella mantenimento della relazione.

Questo consente alla persona di non spezzare i legami passati e presenti e “rimanere sulla rassicurante altalena emotiva”.

Per rendere la realtà più accettabile la persona dipendente usa il meccanismo della NEGAZIONE e per mantenere il legame affettivo usa il CONTROLLO.

La negazione agisce su due livelli: serve a non riconoscere ciò che sta accadendo effettivamente (per esempio l’altro mi tradisce, è violento) e ciò che si sente (per esempio l’altro mi svaluta perchè non sono capace/senso di colpa).

Il controllo serve a tenere l’altro vicino, non permettergli di allontanarsi. Tempo e spazio rappresentano, dunque, due dimensioni necessarie per la persona dipendente.

Associate a queste modalità di interazione c’è anche un forte BISOGNO DI CAMBIARE L’ALTRO, di renderlo come si desidera, meno violento, più fusionale, meno bisognoso di aiuto.

Nella relazione, in generale, vengono rivissute le relazioni con le figure di accudimento primarie, così accade nelle relazioni Disfunzionali di Dipendenza Affettiva. Si mettono in atto dinamiche conosciute e rassicuranti. Ciò colma anche un bisogno, non consapevole, di vicinanza alle figure di accudimento passate sentite “DISTANTI”, fino ad avere una UNA COAZIONE a RIPETERE nella scelta dei partner. La persona Dipendente a causa della sua storia infantile non è in grado di comprendere i sentimenti propri e altrui e di mettersi in relazione con gli altri.

La relazione dipendente, però, può essere associata anche ad un bisogno legato ad un momento della vita che si sta vivendo e non essere dunque una dinamica disfunzionale, come nei casi citati.

MA QUESTO SI PUO’ DEFINIRE AMORE?

L’amore nasce dall’accettazione dell’altro, che deve essere un valore aggiunto alla vita della persona. (Un aggiungere e non un togliere)

Come si può guarire dalla dipendenza affettiva?

-DARSI VALORE;

-NON AGIRE SECONDO LE ASPETTATIVE ALTRUI;

-ACCETTARE LE PERDITE, FANNO PARTE DELLA VITA;

-ASCOLTARE LA PROPRIA RABBIA E IL PROPRIO DOLORE E DARE LORO UN SIGNIFICATO RISPETTO ALLA RELAZIONE;

-SVILPUPPARE AUTOSTIMA E VALORIZZARE GLI ASPETTI POSITIVI DI SE’;

-CONCERDERSI TEMPO E SPAZIO.

Un percorso psicologico o psocoterapeutico, inoltre, dà l’opportunità di capire a fondo da dove nasce il bisogno del legame dipendente, quali sono le sue radici familiari e sostiene la persona nel faticoso compito di accettare i propri vissuti e la propria storia.

Bibliografia

Attili, G. (2004) Attaccamento e amore. Cosa si nasconde dietro la scelta del partner?, Il Mulino.

Bireda, M. R., Mike, and Roberats, P. (1991). Love Addiction: A Guide to Emotional Independence. New Harbinger Publications, Minneapolis.

Rossena, M. (2017). Non posso vivere senza di te. Alpes Italia;

Norwood, R. (2013). Donne che amano troppo, Feltrinelli.

CHIARA MOSCHELLA

PSICOLOGA

LA DIPENDENZA AFFETTIVA

Il termine Dipendenza Affettiva è stato coniato dall’autrice Robin Norwood, negli anni ’70, ed era riferito alle “DONNE CHE AMANO TROPPO”.

L’amare troppo è talvolta associato ad una vera e propria DIPENDENZA, come nell’ABUSO di sostanze o di cibo.

In passato altri autori, come per esempio Fenichel, avevano definito questa difficoltà come AMORI-DIPENDENTI.

Attualmente la Dipendenza Affettiva non è stata classificata tra i disturbi psicopatologici. Infatti non è presente nel DSM-V; mentre alcune recenti ricerche la classificano come un disturbo autonomo (Giddens et al.).

Bisogna distinguere la Dipendenza Affettiva dal Disturbo Dipendente di Personalità, dove quest’ultimo si configura come una modalità costante di ricerca della protezione e cura da parte degli altri.

La persona, in questo caso, sente di non essere sicura nell’agire in autonomia e per questo richiede la presenza costante dell’altro.

Le caratteristiche delle persone che soffrono di un Disturbo Dipendente di Pesonalità sono le seguenti:

– richiesta eccessiva di consigli e rassicurazioni prima di prendere una decisione;

– difficoltà ad esprimere il proprio disaccordo per il timore di perdere il supporto degli altri;

– mancanza di autonomia nella maggior parte delle attività;

– sensazione di disagio e di essere indifesi quando si è soli;

– dopo la fine di una relazione intima, ricerca immediata di una nuova relazione;

Le persone dipendenti si considerano incapaci e dubitano totalmente delle proprie capacità. A causa della sfiducia in se stessi, tendono ad essere sottomesse e vivono perennemente nella preoccupazione di perdere l’accudimento dell’altro. Dunque, il Disturbo Dipendente di personalità è maggiormente pervasivo nella vita della persona rispetto alla DIPENDENZA AFFETTIVA incidendo su più aree del suo funzionamento.

Nonostante questa differenzazione importante che inquadra i due disturbi in funzionamenti molto diversi, la Dipendenza Affettiva ha delle caratteristiche assimilabili al Disturbo Dipendente di Personalità:

– Scarsa autostima;

– Senso di solitudine;

– Aspetti depressivi (per es. Insonnia);

– Stati di ansia;

– Bisogno spasmodico della relazione affettiva.

Ma la Dipendenza Affettiva si connota in una dipendenza all’interno della relazione affettiva/amorosa.

Si tratta di relazioni molto POTENTI e allo stesso tempo DISTRUTTIVE. Non generano benessere nella persona, ma per la stessa è IMPENSABILE FARNE A MENO. Determinano una costante ALTALENA EMOTIVA e il tempo passato con la persona amata rappresenta LA MISURA DELL’AMORE RICEVUTO. Per questo chi vive una DIPENDENZA AFFETTIVA tende a ricercare in modo OSSESSIVO la vicinanza dell’altro. La Relazione si connota per un bisogno spasmodico dell’amato e la sua lontananza determina nalla persona una sensazione di vuoto e sofferenza. La percezione che SENZA L’ALTRO NON SI PUO’ ESISTERE/ NON SI E’.

Per queste ragioni la relazione è paragonata ad una DROGA

La persona che sviluppa una dipendenza affettiva tende a COMPIACERE l’altro a costo della propria IDENTITA’. Talvolta il DIPENDENTE AFFETTIVO nella relazione non si sente AUTENTICO, concentrando la propria vita  nella relazione stessa.

Le caratteristiche delle persone che soffrono di Dipendenza Affettiva sono:

-Si concentrano quasi esclusivamente sul partner;

-Aiutano gli altri invece che se stessi;

-Cercano la felicità all’esterno;

-Hanno bisogno dell’approvazione altrui;

-Sono attratte da persone bisognose di aiuto;

-Nella relazione accettano la svalutazione perchè temono di perdere l’altro;

-Si sentono responsabili del comportamento negativo dell’altro, finendo per accettare comportamenti sempre più gravi.

E si può arrivare ad una sintomatologia più significativa, quale:

-Depressione;

-Perdita di peso e/o insonnia;

-Ansia;

-Paura Ossessiva di perdere l’altro;

-Incapacità a tollerare la solitudine;

-Sensi di colpa per i comportamenti negativi dell’altro.

I sintomi sono i SEGNALI che il corpo ci dà per metterci in allerta rispetto ad una SITUAZIONE avvertita come pericolosa.

La Depressione cela spesso la rabbia verso noi stessi e verso l’altro. Mentre l’ansia è uno stato di allerta rispetto al nostro benessere psicofisico.

Spesso la Dipendenza Affettiva è stata associata alle donne, ma questo non vuol dire che gli uomini non sono soggetti a tale disturbo.

Le donne, sia per fattori culturali che biologici, sono portate a focalizzarsi su FATTORI INTERNI, mantre gli uomini sono abituati ad ESTERNALIZZARE gli aspetti emotivi di sofferenza.

E’ stato ampliamnete dimostrato dall’esperienza clinica che donne, che hanno una relazione affettiva con uomini dipendenti da sostanze o da alcool, soffrono di Dipendenza Affettiva.

La presa in carico di queste donne ha messo in luce che gran parte di loro ha una storia familiare simile a quella dei loro compagni (genitori alcoolisti, violenti o tossicomani).

Per questo motivo, talvolta, si parla di CO-DIPENDENZA.

La persona che soffre di DIPENDENZA AFFETTIVA tende a scegliete partner che hanno bisogno di aiuto o che hanno bisogno di svalutare l’altro per far emrgere il loro fragile Sè.

Questo si associa:

Persone con problemi di tossicodipendenza o gravi fragilità;

Soggetti con Disturbo Narcisistico di Personalità

L’aspetto che caratterizza il dipendente affettivo è una grave INADEGUATEZZA che emerge nelle relazioni. Infatti, nelle relazioni si possono rivivere vissuti traumatici infantili:

-Abbandono;

-Non sentirsi degni d’amore;

-Non sentirsi visti (litigi e tensioni);

-Svalutazione;

-Violenza.

Nella relazione dipendente, dunque, si agisce un vero e proprio DISTACCO DALLA REALTA’ sia nella scelta del partener sia nella mantenimento della relazione.

Questo consente alla persona di non spezzare i legami passati e presenti e “rimanere sulla rassicurante altalena emotiva”.

Per rendere la realtà più accettabile la persona dipendente usa il meccanismo della NEGAZIONE e per mantenere il legame affettivo usa il CONTROLLO.

La negazione agisce su due livelli: serve a non riconoscere ciò che sta accadendo effettivamente (per esempio l’altro mi tradisce, è violento) e ciò che si sente (per esempio l’altro mi svaluta perchè non sono capace/senso di colpa).

Il controllo serve a tenere l’altro vicino, non permettergli di allontanarsi. Tempo e spazio rappresentano, dunque, due dimensioni necessarie per la persona dipendente.

Associate a queste modalità di interazione c’è anche un forte BISOGNO DI CAMBIARE L’ALTRO, di renderlo come si desidera, meno violento, più fusionale, meno bisognoso di aiuto.

Nella relazione, in generale, vengono rivissute le relazioni con le figure di accudimento primarie, così accade nelle relazioni Disfunzionali di Dipendenza Affettiva. Si mettono in atto dinamiche conosciute e rassicuranti. Ciò colma anche un bisogno, non consapevole, di vicinanza alle figure di accudimento passate sentite “DISTANTI”, fino ad avere una UNA COAZIONE a RIPETERE nella scelta dei partner. La persona Dipendente a causa della sua storia infantile non è in grado di comprendere i sentimenti propri e altrui e di mettersi in relazione con gli altri.

La relazione dipendente, però, può essere associata anche ad un bisogno legato ad un momento della vita che si sta vivendo e non essere dunque una dinamica disfunzionale, come nei casi citati.

MA QUESTO SI PUO’ DEFINIRE AMORE?

L’amore nasce dall’accettazione dell’altro, che deve essere un valore aggiunto alla vita della persona. (Un aggiungere e non un togliere)

Come si può guarire dalla dipendenza affettiva?

-DARSI VALORE;

-NON AGIRE SECONDO LE ASPETTATIVE ALTRUI;

-ACCETTARE LE PERDITE, FANNO PARTE DELLA VITA;

-ASCOLTARE LA PROPRIA RABBIA E IL PROPRIO DOLORE E DARE LORO UN SIGNIFICATO RISPETTO ALLA RELAZIONE;

-SVILPUPPARE AUTOSTIMA E VALORIZZARE GLI ASPETTI POSITIVI DI SE’;

-CONCERDERSI TEMPO E SPAZIO.

Un percorso psicologico o psocoterapeutico, inoltre, dà l’opportunità di capire a fondo da dove nasce il bisogno del legame dipendente, quali sono le sue radici familiari e sostiene la persona nel faticoso compito di accettare i propri vissuti e la propria storia.

Bibliografia

Attili, G. (2004) Attaccamento e amore. Cosa si nasconde dietro la scelta del partner?, Il Mulino.

Bireda, M. R., Mike, and Roberats, P. (1991). Love Addiction: A Guide to Emotional Independence. New Harbinger Publications, Minneapolis.

Rossena, M. (2017). Non posso vivere senza di te. Alpes Italia;

Norwood, R. (2013). Donne che amano troppo, Feltrinelli.